Nascita ed evoluzione del concetto di individuo

Dopo aver introdotto il tema della globalizzazione, Ha-Joon Chang si sofferma sulla nozione di individuo. La terza lezione della serie Economics for people è infatti dedicata alla concettualizzazione storica dell’individuo, razionale ed egoista, che costituisce il fondamento della teoria economica neoclassica. L’economista sudcoreano si chiede se questa rappresentazione sia ancora adeguata e corrispondente alla realtà, e se dunque sia ragionevole adottarla nella teoria economica odierna.

Lezione 3

Nascita ed evoluzione del concetto di individuo

Nella visione dell’individualismo metodologico l’agire economico è da ricondurre all’individuo, il quale è in grado di stabilire liberamente come e cosa produrre. L’individuo economico, inoltre, non deve essere necessariamente “buono”, poiché, al contrario, il benessere economico sarebbe il risultato dei suoi atti egoistici. Come scrisse Adam Smith: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse“.

Con queste parole il filosofo ed economista scozzese intendeva sostenere che il lavoro, anche quando è al servizio degli altri, nasce anzitutto dalla spinta egoistica dell’individuo, che difende i propri interessi. Una visione smentita con pungente ironia dalla scrittrice svedese Katrine Marçal nel suo libro del 2017, in cui fa notare come la madre di Adam Smith preparò la cena per il figlio per tutta la sua vita: anche l’amore materno è da ricondurre ad interesse egoistico?

Libertà economica e politica

Sulla scia di Adam Smith, Milton Friedman arriva a dire che l’unica responsabilità sociale delle imprese consiste nel massimizzare i propri profitti seguendo le regole del gioco. In questa visione, la libertà economica viene anche associata alla libertà politica, come affermano Friedrich von Hayek nel libro La via della schiavitù, e Milton e Rose Friedman in Liberi di scegliere. Tuttavia, afferma Ha-Joon Chang alcuni casi storici smentiscono questa tesi: ad esempio Pinochet, durante la sua dittatura in Cile, si schierò a favore del libero mercato, mentre varie democrazie oggi, tra cui quelle scandinave, non hanno regimi economici spiccatamente liberali. I sostenitori dell’individualismo sarebbero in ogni caso favorevoli al sacrificio della libertà politica in nome della libertà economica. Per Herbert Simon e John Kenneth Galbraith la visione individualistica sarebbe tuttavia distante dalla realtà in quanto, almeno da fine Ottocento, le decisioni sono prese da grandi organizzazioni a struttura gerarchica.

La modernità: l’individuo frammentato

Ma è stata soprattutto la psicologia a mettere in crisi questa visione. Con la modernità e soprattutto con l’avvento della scienza psicoanalitica – si scopre che gli individui sono divisi internamente, poiché ricoprono più ruoli sociali e si comportano diversamente a seconda del contesto. Si pensi, nella letteratura italiana, alle tematiche affrontate da Pirandello nei suoi romanzi e opere teatrali sul concetto di “maschera” e di frammentazione dell’identità umana in un’epoca di crisi e di grandi cambiamenti.

Oltretutto, gli individui sembrano guidati da una volontà che spesso si mostra debole: ciò che gli antichi Greci definivano akrasia. In aggiunta, gli individui non sono atomi isolati ma vivono inseriti all’interno di relazioni sociali. Questo significa che sono anche influenzabili e manipolabili dai mass media. Gli individui, afferma Ha-Joon Chang, sono quindi ben più complessi di quanto affermi la teoria neoclassica, e non è detto che, se lasciati liberi di agire (politica del laissez-faire e del libero mercato), sapranno ottenere benefici per sé e per la società. Da ciò si può intendere come, in realtà, le teorie economiche siano sempre influenzate da una visione sull’uomo, ovvero su un’antropologia: se tale concezione è errata o superata, anche la teoria si rivelerà obsoleta e inadatta per affrontare le sfide del presente.

Tra razionalità ed emozioni

Proseguendo con l’analizzare l’evoluzione della nozione di individuo, successivi studi smentiscono anche l’ipotesi secondo cui l’individuo sarebbe dotato di una razionalità totale (come invece gli era assegnata dalla teoria neoclassica), definita razionalità olimpica da Herbert Simon. L’economista statunitense introduce al suo posto il concetto di razionalità limitata, in quanto l’individuo sarebbe condizionato da emozioni, wishful thinking, panico, euforia, pessimismo indebito e così via. Inoltre, lo psicologo israeliano Daniel Kanheman, nel suo celebre libro Pensieri lenti e veloci, afferma che esistono due processi di pensiero: uno veloce e intuitivo (sistema 1) e uno più lento e riflessivo (sistema 2). Questo significa che non sempre gli individui prendono decisioni in modo razionale.

Arrivando alla conclusione, Ha-Joon Chang, sulla scorta dei contributi elaborati dalle scienze umane a partire dal secolo scorso, afferma che gli individui non sono affatto esseri razionali, isolati, autonomi e risoluti, ma complessi, frammentati, condizionati dal proprio stato emotivo. Dunque, solo partendo da questa consapevolezza sarà possibile elaborare una nuova teoria economica più aderente alla realtà.

Se la visione economica neoclassica nasce da un’idea di essere umano che si rivela antiquata e inadatta a cogliere la nostra complessità, per fondare una nuova economia sarà necessario ripartire da una nuova conoscenza dell’essere umano.

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