“It” di Stephen King: una lettura psicologica del romanzo

Il famoso romanzo di Stephen King non è un semplice racconto horror, in quanto scava a fondo nella psicologia dei personaggi e ci parla della natura umana.

Che cosa è It?

It è una creatura mostruosa che vive negli oscuri condotti sotterranei della città immaginaria di Derry, nel Maine. In questa cittadina statunitense, vivono sei ragazzi e una ragazza, con un’età compresa tra i dieci e undici anni, i quali stringono amicizia durante l’estate del 1958, un periodo che segnerà le loro vite.

I sette infatti si imbattono, in momenti differenti, nella presenza misteriosa e inquietante di It nelle loro vite. It non ha un’unica fisionomia, ma assume la forma corrispondente alle paure dei protagonisti, nonostante prediliga tramutarsi in un clown, che attira verso di sé i bambini rimasti soli per le vie o nei dintorni di Derry, per assassinarli brutalmente. It, ovvero “Esso”, è infatti una cosa che ha bisogno del terrore e dello spavento dei bambini per acquisire forza e potenza e per continuare a vivere. Esso ricompare ciclicamente nella cittadina di Derry, ogni 27 anni circa (oltre alle comparizioni sporadiche ma altrettanto devastanti durante il letargo) tornando a tormentare i suoi abitanti, che peraltro sembrano aver accettato l’esistenza di questa presenza oscura a Derry, nonostante nessuno voglia parlarne apertamente. It è infatti responsabile anche dei maggiori, e inspiegabili, disastri avvenuti nella cittadina, tra cui l’esplosione delle Ferriere Kitchener (1906) e il Rogo del Punto Nero (1930).

Ciò che accomuna i protagonisti

Il ciclo rituale di It si manifesta nuovamente tra il 1957 e il 1958, dapprima con l’uccisione di George Denbrough, il fratellino di uno dei protagonisti, Bill. Successivamente, mentre si rende colpevole di ulteriori sparizioni e uccisioni, It si manifesta anche nella vita degli altri sei protagonisti, i quali sono accomunati dal condurre un’esistenza difficile, tormentata dalla minaccia di un genitore violento, o inibita dall’ansia di una madre iperprotettiva, oppure segnata dagli attacchi di un gruppetto di bulli, capeggiati da Henry. Il Club dei Perdenti, così infatti si autodefiniscono i sette, come guidato da una spinta inconsapevole si riunisce a poca distanza dal centro cittadino di Derry, sulle sponde del fiume Kenduskeag, dove costruisce il proprio rifugio segreto, condividendo il racconto dei fatti terrorizzanti accaduti a ognuno di loro nei mesi precedenti. Tutti loro infatti erano entrati in contatto con It, il quale aveva assunto forme differenti per suscitare e alimentare in ognuno di loro un’intensa e paralizzante sensazione di panico.

I sette protagonisti così decidono coraggiosamente di affrontare It, guidati da Bill, leader carismatico del gruppo, il quale era animato anche da un sentimento di vendetta nei confronti del mostro che aveva ucciso suo fratello. Tutti loro capiscono di non poter affrontare It da soli, così traggono in sé un’energia e una vitalità prima sconosciuta, che si rinsalda con la loro amicizia e la loro unione d’intenti. L’amicizia autentica, ci dice Stephen King, può donare infatti una forza pura e innocente, ma così potente da sconfiggere anche le paure più radicate. Questa ennesima fase ciclica del risveglio di It viene dunque interrotta, inaspettatamente, dall’intervento di questi sette bambini, che feriscono It ricacciandolo nell’oscurità dei condotti fognari di Derry, un regno diviso tra realtà ed incubo.

Ventisette anni dopo

Passano ventisette anni. I protagonisti sono ormai adulti. Tutti loro, tranne Mike, che è rimasto a Derry in qualità di bibliotecario, vivono in altre città e hanno avuto successo professionale nella vita, nonostante si portino ancora dietro i traumi dell’infanzia, di cui It si era fatto figurazione concreta. Infatti It, ovvero la loro paura, non è ancora stata sconfitta, ma solo rimossa, e per tutti quegli anni non ha compromesso l’esistenza dei protagonisti, che hanno potuto condurre le proprie vite celando i drammi, i timori, le ansie della loro infanzia. A livello psicologico, si potrebbe dire che i protagonisti abbiano raggiunto l’età adulta senza però aver fatto ancora i conti con la propria infanzia. I loro traumi, nonostante un successo superficiale, si manifestano, ad esempio, nella loro sterilità: nessuno di loro ha infatti avuto figli. L’energia più vitale e pura è bloccata nella sua manifestazione dal trauma di una ferita che ognuno di loro si porta ancora dentro. La ferita inizia nuovamente a sanguinare alla riapparizione di It. Mike, il bibliotecario rimasto a Derry, ne è anche la memoria storica: raccoglie indizi e testimonianze, ed è lui a riconoscere le prime avvisaglie del ritorno di It, e ad avvisare telefonicamente i vecchi amici.

Il confronto con la propria Ombra

Il ritorno a Derry segna per tutti loro anche un ritorno in sé stessi, ad una parte di sé che avevano rimosso – ricacciando It nelle tenebre – ma che, evidentemente, necessitava di essere affrontata definitivamente per liberare l’energia vitale che manteneva intrappolata in sé. In una escalation di eventi, i sei protagonisti (uno di essi infatti non riuscirà a fare ritorno a Derry) recupereranno gradualmente memoria dell’infanzia passata e della vicenda di It, fino ad affrontarlo in uno scontro finale. A fare la differenza sarà, ancora una volta, il legame della loro amicizia ma anche l’intensità del loro desiderio e del loro amore.

Solo ad una lettura superficiale il romanzo di King può sembrare un semplice racconto dell’orrore, e il successo che ha avuto anche attraverso le trasposizioni cinematografiche non ne compromette il significato più profondo. La lettura di “It” insegna che è possibile sconfiggere le proprie paure: la paura si dissolve imparando ad accoglierla e nutrendo fiducia nella possibilità di integrarla senza lasciarsene sopraffare, unendo le forze in un gruppo, una comunità. Una lezione fondamentale in un mondo che spesso non ci fornisce gli strumenti adatti a farlo, ma anzi costringendoci a rimuoverla per adattarci alle richieste della società, come del resto avevano fatto i protagonisti del libro allontanandosi da Derry. La paura rivela la sua natura illusoria solamente se la osserviamo e la affrontiamo, riconoscendola per ciò che realmente è e cessando di alimentarne la potenza attraverso i nostri pensieri distruttivi e le nostre emozioni inascoltate.

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