Qual è la natura dell’economia?

L’economista sudcoreano Ha-Joon Chang, docente presso l’Università di Cambridge, alla fine del 2019 ha condiviso una serie di lezioni intitolate Economics for People, con l’intento di divulgare la conoscenza di alcuni concetti fondamentali della disciplina economica. Su pop the bubble inizia la pubblicazione di una sintesi di tali lezioni, con l’aggiunta di appunti (in corsivo) sui temi trattati. In un’epoca segnata dal rischio di una deriva tecnocratica, infatti, è fondamentale per tutti noi acquisire una comprensione generale sulle grandi questioni del nostro tempo, per evitare di delegare totalmente le decisioni relative alla nostra esistenza.

Lezione 1.1

Qual è la natura dell’economia?

Negli ultimi anni vari autori, tra cui giornalisti ed economisti, hanno pubblicato libri in cui sostengono che le discipline economiche siano in grado di fornire una spiegazione del tutto. Come è possibile sostenere ciò, si domanda Ha-Joon Chang, se nella realtà gli economisti non sono stati nemmeno in grado di prevedere le ultime recessioni (né tantomeno, si potrebbe aggiungere, quella innescata dall’attuale pandemia di Covid-19, nonostante gli avvertimenti dei virologi sulle potenziali minacce costituite dai “nuovi” virus)?

I limiti della teoria economica

Proprio per questo motivo, dunque, è opportuno limitare il raggio d’azione della teoria economica all’interno del suo ambito di conoscenze, senza pretendere di poterla applicare allo studio dell’essere umano o delle società umane.

Inoltre, non si può parlare di un’unica teoria economica come se fosse oggettiva e assoluta, in quanto esistono varie scuole economiche. Ha-Joon Chang ne individua nove: 1. classica 2. neoclassica 3. marxista 4. keynesiana 5. schumpeteriana 6. austriaca 7. istituzionalista 8. comportamentale 9. dello sviluppo.

Tra queste, solo alcune – per l’esattezza le scuole classica, neoclassica e austriaca – supportano il libero mercato (politiche di questo genere vengono oggi spesso proclamate come l’unico rimedio possibile alla crisi economica). I fondatori della teoria classica partono dal presupposto che gli individui siano razionali ed egoisti. Adam Smith e David Ricardo, in particolare, suddividono la società in classi: quella capitalista investe e fa crescere l’economia; la classe dei padroni dispone di un surplus economico ma è improduttiva; infine vi è quella dei lavoratori, ai quali viene assegnato uno stipendio di sussistenza. Gli economisti neoclassici, tra cui Joseph Stiglitz e Paul Krugman, affermano che si deve lasciare spazio all’iniziativa individuale, poiché gli individui sanno esattamente come comportarsi per far crescere l’economia. Gli austriaci (Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises), infine, sono tra i massimi sostenitori del libero mercato.

L’economia non è una scienza oggettiva

Al di là della veridicità o meno di tali teorie, che può essere discussa, il punto su cui soffermarsi per Ha-Joon Chang è che nessuna teoria economica può pretendere di spiegare come funziona il mondo. L’economia, infatti, non è una scienza né tantomeno è oggettiva: ogni teoria ha infatti una natura pluralistica e limitata. Per questo sarebbe più corretto parlare di politica economica – e non di scienza economica – riconoscendo l’importanza dell’etica e della politica nel dibattito sulle questioni economiche.

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico e la narrazione mediatica hanno escluso a priori la validità di determinate visioni economiche, imponendo i dogmi del sistema neoliberista come unica possibilità esistente. Per cambiare un mondo in cui la diseguaglianza sociale ed economica cresce sempre più, è necessario ridiscutere questo assunto, e accordare spazio a politiche alternative e voci non omologate al sistema attuale.

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